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Incontrare persone che hanno trovato e perseguito il proprio ikigai, mi fa emozionare. Provo un mix di entusiasmo e felicità.

Se poi queste persone sono anche miei amici….beh…l’emozione cresce esponenzialmente.

Ad inizio settimana, ho pubblicato su facebook un post per sponsorizzare la vendita del libro di Francesco Zappia, il cui devoluto andrà a contribuire alla felicità dei bambini del Dynamo Camp.

Nel blog di oggi voglio proprio parlare di lui e di come sia riuscito a far si che una competizione sportiva sia diventata il suo IKIGAI.

Ricordate che l’ikigai è rappresentato da 4 aree principali:

  • Ciò che ami fare
  • Ciò di cui il mondo ha bisogno
  • Ciò che sai fare bene
  • Ciò per cui ti pagano

L’esperienza di Francesco, l’IRON MAN, culminata poi nella buona riuscita e nella stesura del suo primo libro, raggruppa tutte e quattro le voci che costituiscono l’IKIGAI.

Non voglio dilungarmi troppo in spiegazioni e non voglio anticipare nulla, chiediamo direttamente a Francesco.

 

Francesco prima di tutto spiegaci come è nata l’idea di partecipare ad un IRON MAN, gara decisamente impegnativa

Non è stata una scelta, a volte le cose succedono per caso: pensa che non conoscevo il triathlon! Poi, quando ho iniziato ad allenarmi, ho avuto la sensazione che ci fosse una linea sottile che divideva il mio stile di vita da questo sport. Ho sempre affrontato tutte le sfide e le difficoltà che si sono presentate nel lavoro, nella vita di famiglia e nei rapporti sociali con caparbietà, mettendoci tutto me stesso.

Anche in questo caso, ho unito i tre tasselli fondamentali :

  • nuoto da quando avevo 8 anni
  • ho imparato a correre…..11 maratone e molto altro in 5 anni,con il gruppo podistico Garlaschese;
  • ho accettato la sfida di imparare a pedalare a 50 anni

Ho sfidato i miei limiti un po’ per volta fino a dirmi che ce la potevo fare, poi il resto “era già scritto”.

Quanto è contato nel preparare questa sfida, il fatto che ami ciò che fai?

Da uno a dieci? Undici!!!

Se non hai una Motivazione forte, ogni granello di polvere diventa una montagna insormontabile. Difficilmente mi soffermo sui problemi, in qualsiasi situazione, qualcosa “dentro” mi spinge verso la ricerca della soluzione….a volte poi prendi delle batoste, ma la forza sta nell’imparare anche dai fallimenti.

Chi è stato il tuo principale alleato?

Valerie, mia moglie, che non ha esitato un attimo ad incoraggiarmi nell’impresa, nonostante stessimo per diventare nonni, e gli imprevisti fossero parecchi. Del resto, lo ha fatto in tutte le avventure in cui si è trovata coinvolta da quando mi conosce.

C’è stato un momento, durante la preparazione, in cui hai pensato di aver preso la decisione sbagliata iscrivendoti all’IRON MAN di Cervia?

Direi di no perché la preparazione atletica come tutti la conoscono non c’è stata. A giugno 2019 ho avuto l’intuizione che dovevo farlo quell’anno, e mi sono iscritto per la gara di Settembre. Sono convinto che ognuno di noi a modo suo è un IRONMAN, dobbiamo solo acquisirne la consapevolezza. Faccio sempre riferimento a mio padre e mio nonno per spiegare che la tenacia dimostrata da queste persone nelle dure prove della vita li renderebbero meritevoli del titolo, io ho “solo” nuotato, pedalato e corso: ”una vacanza”.

Quanto credi ti abbia aiutato il fatto di riuscire bene, nello sport in genere, per la preparazione della sfida?

Molto, vedere migliorie ti spinge ad “alzare l’astina” e gli ultimi 5 anni sono stati un crescendo fino alla gara.

  1. Qual è stata l’emozione più grande?

Partire dopo aver dato un bacio a moglie, figli e nipotino….e dopo la frazione nuoto vedere tanti amici che a sorpresa sono venuti a fare il tifo per me, tutto il resto non contava più nulla, era diventato IL NOSTRO IRONMAN.

Quale il ricordo che ancora ad oggi, a distanza di un anno, ti fa ancora venire la pelle d’oca?

Il ricordo dei miei amici, mia moglie, i miei figli che urlavano, cantavano, si divertivano rendendo quella gara indimenticabile…..poi il bacio al mio nipotino di soli due mesi al primo cambio è stata “una botta di adrenalina”

Com’è nata l’idea del libro? E soprattutto l’idea poi di poterlo vendere al pubblico?

Ho spesso scritto un racconto per le gare che mi lasciavano qualche emozione, ma tutto si fermava lì. Questa volta, forse complice il periodo di quarantena (e la febbre a 39,5), ho avuto il tempo di pensare e mi sono divertito a scriverlo perché in qualche modo ho rivissuto quelle emozioni. Poi la voglia di farlo conoscere mi ha spinto a trovare un mezzo di diffusione, ma non ho mai pensato al guadagno.

E infine, cosa ti ha spinto a donare il devoluto a Dynamo Camp?

Ho sentito cosa fanno i volontari dell’associazione, ed ancora una volta ho visto il parallelo tra la loro vita, quella dei bambini con diversi stati di disabilità, e quella delle famiglie, con la tenacia di un IRONMAN. Per fortuna, non ho bisogno di quel guadagno per vivere, inoltre lo sport si fa con gambe testa e cuore, beh questo era il momento del cuore.

A questo punto credo non ci sia nulla da aggiungere, Francesco ha già detto tutto.

Raggiungere il proprio ikigai è possibile,

basta crederci!

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