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A febbraio vi ho raccontato un allenamento in vista della Maratona che stavo preparando, un allenamento che è stato difficile “da portare a casa”, un allenamento in cui le mie aspettative mi hanno ostacolata (vedi articolo)

Ricordo che in quell’occasione, la mia salvezza è stata pormi la seguente domanda: “Posso allenarmi divertendomi, o devo soffrire allenandomi?”

 

La stessa domanda mi è tornata in mente svariate volte durante il periodo di lockdown: quando mi obbligavo a correre sul tapis roulant (cosa che io detesto) oppure quando, con tutta la mia buona volontà, seguivo video tutorial di allenamento (con scarsissimi risultati).

 

Ebbene, in tutte queste circostanze la mia risposta è stata sempre la stessa: VOGLIO DIVERTIRMI E NON SOLO ALLENARMI PER SENSO DEL DOVERE!

 

Ho appreso così, grazie a questa risposta, una nuova consapevolezza: quanto si sia trasformato il mio approccio allo sport, dopo tutti gli anni in cui l’ho praticato.

 

Infatti, ricordo ancora quando ero adolescente e praticavo atletica leggera, quel mix di sensazioni ed emozioni contrastanti che mi accompagnavano via via che la gara si avvicinava, quando per sentirmi “ok” ciò che era importante per me, direi fondamentale, erano i risultati e l’approvazione di chi mi stava vicino.

 

Accantonate le scarpe chiodate, e le corse sulla pista rossa, ho deciso di dedicare i miei sforzi agonistici al calcio per molti anni.

E, anche su quel campo in erba e fango, l’obiettivo principale restava il risultato.

Il focus solo sulla prestazione, sul risultato, portava con sé spesso malumore, insoddisfazione e anche frustrazione.

barbara sport

Leggendo ciò che ho scritto finora potreste pensare che io non mi sia mai divertita: tutt’altro! Rifarei, e rivivrei, esattamente tutto quello che ho fatto.

 

Lo sport mi ha regalato tanto. Mi ha permesso di ridere, mi ha permesso di scherzare e di conoscere persone meravigliose, mi ha permesso anche di piangere.  Soprattutto, grazie allo sport, ho avuto l’opportunità di conoscere meglio me stessa.

 

La riflessione che sto condividendo con voi, deriva dal fatto che ora, in questa fase della mia vita, ho capito che, così come accade per tanti altri aspetti della nostra vita, anche l’approccio con l’attività fisica deve seguire i nostri andamenti.

E così, ho deciso che in quest’anno senza gare, ascolterò ed asseconderò la mia voglia di divertirmi e di fare ciò che mi fa stare bene.

Proprio per questo motivo ho chiamato il nostro amico Fabrizio Cacciatore (se non sapete chi sia leggete qui la sua intervista) e gli ho chiesto di potermi unire a lui in qualche allenamento trail.

 

Abbiamo condiviso qualche uscita in Oltrepò Pavese per iniziare a “testare la gamba”, e la scorsa settimana ho avuto l’onore di essere invitata ad un’uscita in Valle D’Aosta con il mitico Max Angeleri.

Chi è Max Angeleri? E’un runner con la “R” maiuscola, un trail runner che l’anno scorso è arrivato 22° al Passatore (per chi non lo sapesse, è un trail che si snoda per 100 km attraverso l’Appennino Tosco-Emiliano).

 

Invito per il weekend, e sfida accettati!

barbara-massimo-fabrizio

Tutto è filato liscio fino al giovedì. Dal venerdi mattina ho iniziato a percepire le mie emozioni mescolarsi tra loro: stupefacenti da un lato, e dall’altro?

 

Vivevo l’entusiasmo di andare in montagna che, come avrete capito, è il mio habitat naturale. Quest’entusiasmo si mescolava alla gioia e, contemporanemente, si era palesata la paura.

Paura? Vi starete chiedendo. Si, proprio paura. Quella sensazione che si avverte nello stomaco tutte le volte che ci si accinge a fare qualche cosa di nuovo.

Già, perché io in montagna ci sono sempre andata, ma mai con Fabrizio e Max. O, meglio, mai come runner.

E devo dirvi che per tutta la giornata di venerdi è stato come essere su un’altalena. E’ stato fantastico…..Su quell’altalena mi sono sentita VIVA!

E proprio lì, mentre dondolavo tra entusiasmo, gioia e paura, mi sono detta: “Ecco! Questo è ciò che cerco”.

 

fabrizio-max-barbara

Il sabato mattina partiamo, direzione Valle D’Aosta. In macchina, con i miei due compagni di viaggio, le sensazioni continuavano ad alternarsi con entità sempre crescente, fino al nostro arrivo a Chardonney, nella Valle di Champorcher.

Finalmente il momento della partenza. Non stavo più nella pelle. Siamo partiti da 1400 metri circa, armati del nostro migliore sorriso……E abbiamo continuato a sorridere per tutto il tempo!

E’ stata un’esperienza molto intensa che mi ha arricchita: è favoloso come un interesse comune possa legare persone tanto diverse!

L’escursione è stata un vero e proprio viaggio, durante il quale ci siamo conosciuti e raccontati. Siamo passati dal sole alla neve e poi di nuovo al sole…… Non trovate che anche questo sia una metafora della vita? Sole, neve, sole… caldo, freddo, caldo…

Quindi, grazie a questa avventura, il consiglio che mi sento di darvi è: imparate ad ascoltarvi e ad ascoltare ciò che il vostro corpo, la vostra mente e il vostro cuore vi dicono. DIVERTITEVI E SORRIDETE!

 

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