0

Questa settimana voglio portarvi un altro esempio di come gli atleti che seguo siano stati capaci di trovare nuovi obiettivi e nuove opportunità anche in questo periodo di restrizioni.

Lui è Fabrizio Cacciatore, uomo dallo spirito Trail, aspetto imponente e cuore grande. Ha un sogno nel cassetto e vedremo se avrà voglia di svelarcelo. Intanto ecco cosa ci ha raccontato.

Fabrizio CacciatoreFabrizio, ti va di raccontarci qualche cosa di te come runner? Come ti definisci e cosa ti rappresenta?

Prima di tutto grazie dell’intervista, è sempre bello confrontarsi ed aprirsi agli altri. Mi definisco un atleta (che parolone!) non veloce ma resiliente, ed è proprio questa caratteristisca che mi contraddistingue in quello che faccio. Nelle ultra capita sovente di dover affrontare problemi sia fisici, che di alimentazione, che di testa e negli anni ho cercato, e tuttora cerco, di lavorare su questa caratteristica.

Quali sono i tuoi valori come atleta?

Condivisone, montagna, rispetto per i luoghi in cui passo e soprattutto libertà, infatti appena possibile butto via l’orologio e mi godo l’ambiente che mi circonda. Spesso mi capita in gara di fermarmi a guardare un’alba, una montagna o un animale che mi passa vicino per apprezzare a pieno la natura intorno a me.

MontagnaIl lockdown si è messo di traverso a qualche tuo obiettivo?

Sì, perché avevo preparato per l’8 marzo la maratona di Brescia, ad aprile avevo in programma la 100 miglia del Tuscany Crossing (160 km in Val d’Orcia con 5500 metri di dislivello) e a maggio le Porte di Pietra (gara trail – 70 km con 4000 metri di dislivello), storica e bellissima gara che si corre in Val Borbera.
In realtà non ho sofferto della cancellazione di queste ed altre gare, ho valutato la situazione e cambiato semplicemente i miei programmi. Mi sono allenato fin che ho potuto nelle colline qui intorno e poi in casa col tapis roulant e le scale di casa per fare un po’ di dislivello. Pensate che ho fatto anche una ultra abbinando tapis roulant e scale. L’unica cosa che mi dispiace è non poter correre e camminare tra le nostre colline, l’Oltrepò pavese è molto sottovalutato, regala scorci stupendi.

Come hai affrontato questo periodo? Quali sono state le sensazioni?

Mi sono goduto mia moglie (la mia prima tifosa e colei che mi ha sempre sostenuto in ogni mia pazzia sportiva) e mia figlia che ha poco più di un anno. Faccio un lavoro che spesso mi porta a dormire fuori casa ed in questo periodo ho visto crescere mia figlia, ho potuto svegliarmi con lei e condividere intere giornate. Come dicevo prima, a livello sportivo non ho mai smesso di allenarmi, non con l’obiettivo di preparare qualche gare, ma per poter tornare a godermi una salita in montagna senza troppa sofferenza, appena sarà possibile.

Gare

Quali sono state le risorse che più ti sono servite per affrontare il lockdown? Che strategie hai utilizzato per affrontare il tutto?

Nessuna strategia particolare. Famiglia, allenamenti e qualche lavoretto a casa che avevo lasciato indietro. Credo che il lavoro più grande sulla testa andrà fatto quando riprenderemo ad uscire e a lavorare. Sarà davvero dura. Prima che si riprenda una vita simile a quella di prima passeranno molti mesi.

Quali insegnamenti o conferme porterai con te dopo questo periodo?

Rispettare le regole è fondamentale e solo una squadra unita può vincere. È sempre stato così in ogni ambito sportivo, lavorativo e famigliare ma oggi più che mai bisogna remare nella stessa direzione.

Squadra unitaCosa modificherai del tuo essere atleta prima del Covid?

Sicuramente, se e quando riprenderò a fare delle gare, saranno solo gare di interesse personale e comunque in montagna, ma di certo non a breve. Non ho l’esigenza di dover gareggiare per forza e comunque voglio capire bene tutte le linee guida e le disposizioni visto che la FIDAL in questi 2 mesi non ha mosso un dito…un silenzio assordante! In generale, che siano gare o allenamenti, il mio è uno sport solitario. Avrò sempre con me mascherina e guanti e, nel caso mi allenassi con qualcuno, manterrò la distanza minima di sicurezza.

Fabrizio CacciatoreChe ruolo ha il mental coaching nel tuo essere atleta?

Ho iniziato da dicembre questo percorso con tanta curiosità e voglia di fare uno step in avanti a livello mentale. Ho tratto grande giovamento durante gli incontri, purtroppo non ho potuto ancora confrontarmi in una gara vera e propria, ma sono certo che è solo questione di tempo. In allenamento comunque ho utilizzato molto gli insegnamenti che ho tratto dagli incontri con buoni risultati.

Siamo giunti alla fine della chiacchierata, ti va di dirci qual è il tuo sogno?

Tre lettere: TOR!!! Il mio grande sogno sportivo si chiama TOR DE GEANTS. Due anni fa purtroppo mi sono ritirato quasi al km 200. Avevo grossi problemi ai piedi che si erano gonfiati togliendomi la sensibilità. Ancora oggi ricordo ogni singolo passo di quella gara, la gente che ho incontrato e le albe dopo notti insonni. Ho avuto anche le allucinazioni, in tre giorni avevo dormito 5 ore. Il TOR è il TOR senza se e senza ma; è un viaggio lungo le alte vie della Valle d’Aosta, regione tra le più belle al mondo. Dopo il TOR sei un atleta diverso, una persona diversa…è un viaggio che ti cambia in profondità.

Voglio svelarvi però in anteprima un altro sogno, non si tratta di una gara: vorrei attraversare le Alpi da Est ad Ovest e, percorrendo l’alta via dei monti liguri tornare a casa…ma, come si dice, work in progress.

Fabrizio e i sogni

Grazie Fabrizio per la tua trasparenza e semplicità. Avete visto come, a differenza dell’atleta di settimana scorsa, Alberto Poggio, Fabrizio abbia messo in atto strategie totalmente differenti.

Leggendo la sua intervista, si percepisce la sua preoccupazione per il virus che ha colpito il pianeta negli ultimi mesi, ma, allo stesso modo, si sente l’estrema voglia di libertà e condivisione.

Fabrizio ci ha ricordato una cosa importantissima: “mia moglie, la mia prima tifosa e colei che mi ha sempre sostenuto in ogni mia pazzia sportiva”, avere un ALLEATO conta tanto quanto avere un buon obiettivo e una strategia vincente.

Gli alleati sono quelle persone su cui poter contare per mantenere alta la motivazione, per superare i momenti di difficoltà e celebrare i momenti di successo.

Non importa che si condivida la stessa passione, non è indispensabile, ciò che conta è che la persona scelta da noi come alleata, abbia voglia di esserlo.

Per esempio, io ho scelto 3 alleati differenti per la corsa:

  • Michela, che mi supporta e sopporta in tutte le mie scelte
  • Mio Papà (uno dei top 5, vedi post), che, con apparente indifferenza, è sempre sul pezzo su ogni mia gara e risultato
  • Fabrizio Lazzarin, mio socio di corsa, che condivide con me la scelta degli obiettivi, gli allenamenti e le gare.

Fabrizio Cacciatore ha scelto la moglie e, so per certo, che ha almeno un altro alleato, Max.

Quindi la scelta dell’alleato è una tappa importante nella via verso il successo. E voi avete gli alleati “giusti”?

 

Scrivi un commento...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: